L’archivista-poesia-lino di gianni

Di primo mattino
controllava le api
se miele se sonno
se vento cattivo

gli uccelli a volte
confondevano le onde
e anche le nuvole
un po’ incerte
se uscire trionfanti
o dubbiose
caricate a pioggia.

Lei no, occhi a margherita
compitava le labbra
per controllare le
semine: un tanto a patate
un campo di grano
dell’orzo. Ah, insalata
tenera e amara.

I vestiti, in colore
pastello
il sorriso bello come
il sole d’aprile
ma non spesso
solo come sorpresa
per non essere sprovvista
(tra virtù e dedizione)
di segreti e intimità
con chi conquista
fiducia

Ecco, si diceva
fiducia e lealtà
merce rara ai giorni nostri
e pensava agli amici
poveri da sempre
non per disgrazia
non per sfortune capitate
ma per scelte continue
pagate

con gli occhi diritti
e un rossore di guance
quasi a dire:
mai perdemmo gli antichi
pudori

 

4 maggio 2012      lino di gianni

 

 

Piaceri-poesia-lino di gianni

un certo bagnato delle foglie
dopo che piove

quel verde scuro che nessuno
può riprodurre

il cielo azzurro e gli ori
delle stelle di van gogh
visti a parigi
per caso, all’improvviso

quel cielo che si rovescia
quando baci la prima volta
quella donna

un sentirsi capiti
attraverso
gli occhi
e non conoscersi
mai

un libro che leggi
che non sapresti scrivere
che aspettava
l’incontro

la forza docile
e rivoluzionaria
di un bambino
che deve ancora imparare
tutto
del male
del bene

un pezzo di musica classica
chi suona sparisce
io che ascolto e li
inseguo per dire
ancora ancora

il pane che lievita
e l’insalata che spunta

il sorriso che si apre
come se fosse per caso

e quella certa barca
che da sola
mi trasporta in mare

e né io
né lei
abbiamo più
voglia di tornare

5 maggio 2012

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Effetti

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Balzac scriveva: “La pazienza è ciò che nell’uomo più assomiglia al procedimento che la natura usa nelle sue creazioni”.

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Chiedimi se voglio morire-poesia-lino di gianni

Guardare verso terra
l’infinitamente piccolo che
vive di vita piena
sconosciuta
o guardare d’intorno
il tintinnare di pastiglie
medicine nella borsa
di quasi tutti quelli che
incontri.

Guardare verso fuori
e decidere guerra per ogni
piccolo gesto di screanza
o guardare verso dove
le ragioni di molti hanno
radici dolore?

Il tempo della caduta di una
moltitudine di fiocchi di neve
mischiati al pulviscolo
questa specie di pelle
in frammenti
del tempo
un torpore quasi privo di
risvolti conseguenze attenzioni

Se anziché di formiche
avessimo invece lo sguardo
rotondo e informato
delle mosche che si posano
ovunque tra lo sporco e il
malnato
sapremmo per certo che questa
è una guerra con morti e
feriti
ci sparano a cancri e a pezzi
di dita
non conta l’età la giustizia
l’attesa

Tu chiedimi allora se voglio
morire tra i fiocchi
la neve
lo sguardo formica
l’infinito pensare interrotto
solo
dal finito che inizia

Posted on 13 aprile 2012
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Sandor Marai, “La donna giusta”

«Improvvisamente ho capito che non c’è nessuna persona giusta. Non esiste né in terra né in cielo né da nessun’altra parte, puoi starne certa. Esistono soltanto le persone, e in ognuna c’è un pizzico di quella giusta, ma in nessuna c’è tutto quello che ci aspettiamo e speriamo. Nessuna racchiude in sé tutto questo, e non esiste quella certa figura, l’unica, la meravigliosa, la sola che potrà darci la felicità. Esistono soltanto delle persone, e in ognuna ci sono scorie e raggi di luce, tutto…».

Sandor Marai, “La donna giusta”

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Nuvole

A guardare le nuvole, soffuse, dense.
Con la testa all’insù, in diagonale.
Mentre il corpo prendeva una posizione
come se dovesse

come aspettando finestre da aprire
come dovesse scrivere e poi cancellare
come raccogliere fiori senza ricordare
perché.
Perché le nuvole perché le poesie.
Una strada
che altri prendono e non
riconoscono come quella inventata
da te.

Che ti dicono ma no, c’era già
son sicura.
Indaffarate sempre in movimento
tu guardi e le vedi sempre
lontane che viaggiano che
parlano e si spostano
e a ogni posizione confermano
parlando la loro distanza
dalla morte:
che succeda domani, ora, mai.

 Lino di Gianni

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José Saramago, “Di questo mondo e degli altri”

«È così che muoiono le infanzie, quando i ritorni non sono più possibili perché i ponti tagliati inclinano verso l’instancabile acqua le travi sconnesse nello spazio estraneo. Non c’è allora altro rimedio che quello del serpente: abbandonare la pelle nella quale non entriamo più, lasciarla a terra, tra i cespugli, e passare all’età successiva. La vita è breve, ma in essa entra più di quel che siamo in grado di vivere».

José Saramago, “Di questo mondo e degli altri”

Foto: Willy Ronis

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Eppure ci sarà ( dedicata a chi lotta contro la Tav) lino di gianni

Dedicata a tutte quelle
persone giovani e anziane
che lottano

con rabbia dolore e
dolcezza contro la Tav

(Voi potrete anche vincere perchè avete la forza bruta in abbondanza. Però non CONVINCERETE. Perchè per convincere è necessario persuadere. E per persuadere è necessario avere qualcosa di cui voi mancate: ragione e diritto nella lotta. (Miguel de Unamuno)

Eppure, eppure ci sarà
una gemma sul ramo
anche se adesso è
notte e si affaccia solo
il primo freddo

l’orologio che porta
il seme ad offrirsi in
fiore ha radici calde
nutrite dai gesti
di tanta gente

La fatica nascosta del
camminare faticoso di
chi ha il corpo che lo
ostacola, lo spavento
di chi lotta a difesa
della dignità di tutti
Un popolo che si abbraccia
con gesti antichi
come un grande fiume
che nasca da tante lingue

Eppure, eppure ci sarà
una gemma sul ramo
anche se adesso è
giorno e si affaccia solo
uno spazio vuoto

L’orologio che porta
il seme ad offrirsi in
fiore è dentro di te
zucchero sorriso abbraccio
fatica, fatica.
Primavera, poi.

3 Marzo 2012 Lino Di Gianni

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Le macchine fantastiche di Eugenio Bolley

http://multimedia.lastampa.it/multimedia/detto-tra-noi/lstp/33907/

 

 

http://www.swas.polito.it/services/poli_flash/dettaglio_news.asp?id_newsletter=35&id_news=403

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